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racchelli ettore

VERBANIA – 24.07.2019 – Quattro anni e otto mesi.

È questa –la stessa chiesta dal pm Fabrizio Argentieri– la pena alla quale il gup del tribunale di Verbania ha condannato Ettore Racchelli. Il 64enne imprenditore, ex assessore regionale al Turismo tra il 2000 e il 2005, è stato ritenuto colpevole del reato di omicidio stradale, per aver –il 12 aprile del 2017– provocato l’incidente che sulla statale 34, a Fondotoce, costò la vita a un camionista di Milano e che causò lesioni a un collega. Nella tarda mattinata di quel giorno Racchelli guidava un suv Range Rover in direzione Gravellona-Fondotoce. Superato lo stabilimento della Raffineria metalli cusiana, lasciò la propria corsia di marcia e, a velocità sostenuta, invadendo l’altra corsia sfiorò i due Tir fermi in sosta in quel tratto di banchina (non sedime stradale) antistante il distributore di benzina della Erg, colpendo i due camionisti che s’apprestavano a ripartire dopo una sosta. Uno di essi fu urtato e, cadendo, riportò lesioni di media gravità. L’altro, un 53enne padre di tre figli, fu falciato e perse la vita su colpo. Il suv proseguì la sua corsa per pochi metri, finendo in un prato. Racchelli, portato in ospedale perché ferito, fu posto in stato di arresto, norma prevista (in casi come questi facoltativa e non obbligatoria) dal nuovo –e più severo– articolo del codice penale che riguarda l’omicidio e le lesioni stradali.

Risarcite dall’assicurazione le parti offese (i parenti dell’autista deceduto, il collega ferito, e l’azienda di trasporti che aveva visto i mezzi fermati dall’autorità) il processo s’è celebrato a porte chiuse con rito abbreviato davanti al gup, senza testimoni e utilizzando le prove acquisite in fase di indagini. Per la Procura il pm Fabrizio Argentieri ha chiesto la condanna a quattro anni e otto mesi, calcolata scendendo dalla pena base di 8 anni (così prevede il codice penale per questa fattispecie di omicidio stradale). Il gup Elena Ceriotti l’ha accolta rigettando la tesi della difesa secondo cui Racchelli non era in fase di sorpasso –un’aggravante che ha inciso sulla pena– ma aveva perso il controllo per un malore improvviso e transitorio che, tuttavia, nessun esame clinico è riuscito ad accertare.

 

 

 

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