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VERBANIA – 23.09.2019 – Ancora pochi giorni

e si conoscerà il futuro della sanità nel Verbano Cusio Ossola. Il conto alla rovescia che il governatore Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi hanno fatto scattare il 16 luglio, quando a Mergozzo incontrarono i sindaci dell’Asl (nella foto), è agli sgoccioli. L’11 ottobre è la data in cui Cirio ha promesso porterà in giunta la delibera sull’assetto degli ospedali “Castelli” e “San Biagio”. Prima –così disse– illustrerà al territorio la decisione assunta.

Tutti sono in attesa ma, nel frattempo, gli scenari si vanno delineando. Dando per tramontato il progetto dell’ospedale unico di Ornavasso collina, del quale ancora si attende da Scr la valutazione economica sul project financing selezionato ma che, nelle parole dei nuovi amministratori di centrodestra a Torino, è superato; sono due le possibili soluzioni. La prima: un solo nosocomio da costruire da zero, che pensioni “Castelli” e “San Biagio”. Il nodo è dove edificarlo: in una zona baricentrica (Verbania-Gravellona-Ornavasso) o in Ossola, segnatamente alle porte di Domo, sul terreno in cui la giunta Pizzi ha già approvato la variante urbanistica specifica?. I rumors torinesi dicono che se ospedale unico sarà, Domo sarebbe l’opzione più gradita, da compensare con servizi sanitari da insediare al Castelli (magari in collaborazione con i privati, in una formula tutta da stabilire). Il contraltare è che si scontenterebbero il Verbano e il Cusio e si alimenterebbe quel fermento campanilistico che, dagli anni Duemila a oggi, ha inquinato il dibattito sull’edilizia sanitaria e –fatto da non sottovalutare per chi deve decidere– ha segnato sconfitte e trionfi elettorali di chi, alternativamente centrodestra e centrosinistra, s’è schierato per il cambiamento.

Ecco così che prende corpo un’altra ipotesi: il mantenimento dello status quo. Gli ospedali di Domo e Verbania continuerebbero a funzionare come prima, con la stessa carenza di medici lamentata oggi, ma con un robusto piano di ristrutturazione perché gli edifici vanno adeguati. A Cirio e Icardi il compito di individuare le risorse economiche, sia per l’edilizia sanitaria, sia per coprire i costi di gestione. In questo senso il governatore era stato sibillino a luglio parlando dell’impiego dei canoni idrici che ha promesso restituirà al Vco.

Questo ragionamento ha un ostacolo, che poi è il motivo per cui nel 2014 Sergio Chiamparino, Antonio Saitta e Aldo Reschigna piombarono nel Vco chiedendo ai sindaci di scegliere quale Dea chiudere in una settimana tra Verbania e Domo, e per cui virarono sull’ospedale unico: la mancanza dei numeri, rispetto alle leggi nazionali, per conservare i due Dea, che poi sono l’architrave di un ospedale, dal momento che rendono necessaria la presenza di reparti (e medici) specialistici.

 

 

 

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