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NOVARA - 23-10-2019 - La Squadra mobile

della Questura di Novara ha proceduto all’esecuzione della custodia cautelare in carcere di un uomo, docente di una scuola media, che adescava delle ragazzine minorenni con l’intento di compiere degli atti di natura sessuale. Il docente, tramite l’utilizzo dei social network contattavo alcuni profili di ragazze minorenni e, con identità fasulle, le adescava carpendone la fiducia con lusinghe ed apprezzamenti, scambiando con le stesse materiale pornografico. Le indagini, condotte dagli investigatori e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno fatto emergere dei gravi fatti che vedevano coinvolto il docente: il professore, anche in virtù della capacità di entrare in empatia con le minori, dopo essersi informato della loro età, si faceva inviare delle fotografie dal contenuto pornografico, facendo delle proposte esplicitamente sessuali. Per adescare le minorenni, ingannava le stesse affermando di avere un’età compresa tra i 22-23 anni, ben inferiore a quella reale, spacciandosi per agente assicurativo, con delle condotte prodromiche al raggiungimento dei suoi intenti criminali. In altri casi, in ragione della sua reale attività, era persino riuscito a compiere degli atti sessuali con una minore di sedici anni.

La Polizia di Stato sottolina che gli utenti che si servono delle rete Internet hanno, nella la maggior parte dei casi, meno di diciotto anni: molti adulti sono convinti che la navigazione in internet sia un’attività sicura e priva di insidie, e per questo motivo vi è una scarsa informazione di cui il genitore dispone, che si trasforma, alle volte, in una scorretta educazione nell’uso del cellulare, del pc o del tablet da parte dei minori.
 
Il controllo della cronologia delle ricerche, la verifica delle conversazioni sul telefono e sui vari gruppi ai quali i minori accedono, il posizionamento del computer all’interno di una stanza comune anziché in quella personale dei bambini, o raccomandare i minori nell’evitare di fornire informazioni personali nei siti web e conferire un limite di tempo da trascorrere davanti ad un computer, installare il cosiddetto “parental control” sulla navigazione del web, sono solo alcune delle regole che andrebbero applicate per evitare che i ragazzi possano incorrere in pericoli che sono sempre dietro l’angolo.

Denunciare o comunque portare a conoscenza l’Autorità di alcune situazioni o comportamenti dei minori che possono apparire agli occhi dei genitori delle semplici “stranezze”,  così come è avvenuto in questo specifico caso, serve, e le Istituzioni dello Stato sono pronte nel fornire una veloce risposta e ad assicurare alla Giustizia gli autori di questi  crimini.

 

 

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