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VERBANIA – 26.10.2019 – No all'ospedale unico

(baricentrico o meno), sì a due ospedali a doppia velocità. È questo il futuro della sanità del Vco delineato ieri sera al Tecnoparco dal governatore del Piemonte Alberto Cirio e dal suo assessore alla Sanità Luigi Icardi. Il disegno, sintetizzato all'estremo, prevede la chiusura del “San Biagio”, la costruzione di un nuovo ospedale sulla piana ossolana (“ci indichino i sindaci dove”, ha detto Cirio, anche se è implicito che si farà alla periferia sud di Domo) da 250 posti, il mantenimento dell'ospedale “Castelli” declassato a succursale domese con un pronto soccorso h24 al posto del Dea e un centinaio di posti letto suddivisi in meno reparti degli attuali, ridotti a Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia e Traumatologia, Anestesia e Rianimazione. Come “rinforzo” all'ospedale del territorio (Verbania) s'annuncia il potenziamento della medicina territoriale e il trasporto d'emergenza. Il nuovo ospedale sarà costruito dall'Inail, cui verrà corrisposto un interesse del 2,5% annuo. Dei 65 milioni già a disposizione della Regione, 30 verranno accantonati per le attrezzature e 35 andranno per ristrutturare il “Castelli”.

“Se siamo qui a decidere oggi è perché nulla è stato fatto da chi ci ha preceduto in questi cinque anni”, ha esordito Cirio che, partendo dal fallimento del progetto dell'ospedale unico di Ornavasso collina, s'è intestato la decisione politica parlando anche di un territorio “non maturo per ragionare unitariamente”. “Abbiamo guardato i numeri, ascoltato le parti interessate e abbiamo deciso, perché siamo stati eletti per farlo. Questo territorio non può avere un solo ospedale. Ne servono due e uno, quello per l'area più popolosa e turistica, sarà del territorio. È anche più di quanto prevedono i parametri di legge: aggiungeremo posti letto rispetto agli attuali sottraendoli alla città per portarli in provincia”.

A illustrare il percorso, con numeri e ragionamenti tecnici supportati dalle tabelle elaborate dall'Agenas, è stato Icardi. Poi s'è aperto il dibattito, che a tratti è stato teso, anche oltre il garbo istituzionale, anticipando ciò che accadrà nei prossimi mesi perché questa scelta non piace a tutti.

 

 

 

 

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